Addio floppy, e grazie di tutto…

Se siete dei geek con qualche anno di militanza sulle spalle, avrete sicuramente avuto a che fare con i floppy disk da 3.5”. Sony ha comunicato che il floppy disk non verrà più prodotto. E’ la fine di un’epoca.

Creato nel 1980 come un sostituto più pratico e capiente dei precedenti formati, il floppy aveva inizialmente una capacità di 280 kilobytes. Con modelli disponibili in versioni a singolo e doppio strato, e con tre possibili densità, il floppy poteva riuscire a raggiungere la mitica capacità di 1.44 MB. Per essere brevi ed attuali, si tratta dello spazio sufficiente per archiviare un minuto di musica. Al di là del formato e della capacità, la maggiore differenza tra il formato da 3.5” e quello da 5.25”, suo predecessore, stava nel fatto che, nonostante il nome (riferito in realtà al disco stesso più che al suo involucro), il disco da 3.5” era corredato di un pratica custodia in plastica. La qual cosa lo rendeva suscettibili di sopportare anche eventuali danni oltre che essere più resistente di fronte a deliberate azioni di distruzione.

Il design plasticoso del floppy ha determinato un altro paio di caratteristiche salienti. Una prima era quella di generare un malcelato piacere nel disintegrare il bottone dell’espulsione del drive al solo scopo di lanciare il floppy il più lontano possibile. Il secondo aspetto è stato quello di prestarsi molti facilmente a distruzioni per ragioni di sicurezza; tale procedimento avveniva normalmente ricorrendo ad un paio di forbici. E non venitemi a dire che la sensazione del taglio del metallo sul metallo non provocasse momenti di catartico piacere…

Il formato da 3.5” è divenuto leader nel mercato di riferimento nel 1988 ed ha rappresentato il supporto di archiviazione standard per buona parte degli anni 90, per poi venir soppiantato dai CD, ben più capienti. Sony, che è stato il più grande produttore al mondo di floppy, ha comunicato che la produzione continuerà ancora per qualche tempo al solo fine di garantire il supporto necessario ad alcuni mercati specifici; la produzione negli stabilimenti giapponesi sarà chiusa entro i primi mesi del prossimo anno.

PCWorld ha notato che i 12 milioni di floppy venduti da Sony lo scorso anno, se messi tutti insieme, non raggiungono la metà della capacità di archiviazione di un Blu-Ray.

PS3 rimborsa gli utenti Linux

Se ancora siete scottati dalla rimozione di Linux come sistema operativo opzionale per PS3, sappiate che esiste la possibilità di essere indennizzati. Come abbiamo avuto modo di raccontare in un post di circa un mese fa, Sony ha rilasciato un nuovo firmware che rimuove la possibilità di installare Linux sulla console, la qual cosa era di una certa attrattiva per alcuni utenti vista la potenza di calcolo di PS3. La mossa era stata motivata con esigenze di sicurezza, per quanto la vera preoccupazione di Sony fosse la possibilità che gli utenti più avanzati utilizzassero Linux per hackerare la console.

Ora, un utente inglese ha ricevuto un parziale rimborso per la rimozione di questa possibilità. Ha contattato Amazon.co.uk per lamentarsi dei cambiamenti intervenuti ed ha ricevuto come risposta che la cosa non rientrava nella casistica di rimborsi della Società e che la sua PS3 aveva esaurito il periodo di validità della garanzia. L’utente ha replicato riportando una direttiva della UE (recepita dall’ordinamento giuridico nazionale) che impone che i beni acquistati corrispondano alla descrizione che viene data dal venditore. La sua rivendicazione risiedeva nel fatto che rimuovere l’opzione Linux significava che il prodotto stesso aveva subito una modifica e che, pertanto, non poteva essere confermato, né giustificato, l’originario prezzo di acquisto. Amazon ha restituito all’utente 84 sterline, il 20% circa del prezzo originario.

Indubbiamente è troppo presto per esaltarsi. La filiale inglese di Amazon è nota per aver offerto rimborsi parziali a chi presentava reclami circostanziati e legalmente sostenibili: nel mese di Luglio dello scorso anno era stato garantito un rimborso pari al costo di una copia di Windows ad un acquirente che aveva acquistato un laptop ma voleva installare Linux (vds. www.attivissimo.net blog di Paolo Attivissimo che descrive una procedura sperimentata in questo senso).

E’ evidente che non è partita una campagna di rimborsi indiscriminata. E questa considerazione si basa sulla circostanza che ogni acquisto costituisce un contratto stipulato tra acquirente e venditore, non tra acquirente e produttore. Dunque le condizioni di contratto possono variare da venditore a venditore.  D’altra parte, la diffusione della notizia comporterà la necessità di un qualche accordo di compensazione tra Sony e rivenditori. Dando per scontato che Sony rigetterà una eventualità del genere, i rivenditori probabilmente obbligheranno gli acquirenti ad adire le vie legali per vedersi rimborsati.

Sony affonda Linux su PS3

Sony sta per rimuovere l’opzione per gli utenti PS3 grazie alla quale era possibile installare un sistema operativo di propria scelta. Questa feature era stata già tagliata dalla nuova versione “slim! ma sarà rimossa anche dalle macchine più “vecchie” a partire da giovedì, quando verrà rilasciato un nuovo aggiornamento del firmware.

Di primo acchitto, non si vede il perché qualcuno dovrebbe installare su PS3 un sistema operativo diverso da quello in dotazione. A dire il vero, fare una cosa del genere non significherebbe solo accedere a prestazioni da computer vero ad un costo relativamente ridotto,  ma consentirebbe a molti di potersi misurare con un processore a 128-bit a six-core, non esattamente lo standard di un tipico PC da casa.

Violare i sistemi di sicurezza della PS3 al fine di svelare queste possibilità ha rappresentato la punta di diamante di un lavoro lungo e difficile, nel cui ambito è stata dimostrate la debolezza del sistema di crittazione dei dati SSL, di fatto, oggi, non più inattaccabile.

Sony ha dichiarato che questa decisione è determinata da motivi di sicurezza, ma non ha fornito ulteriori dettagli. Dato il tempismo della decisione, può tranquillamente essere considerata una risposta alle dichiarazioni di molti hacker intervenute nel mese di Gennaio, circa il fatto che fossero stati scovati dei sistemi per accedere al sistema operativo della macchina e far girare copie illegali dei giochi. Sembrerebbe proprio che la mossa di Sony sia stata fortemente spinta dai produttori di videogiochi, intenzionati a dare una sterzata decisa al contrasto della pirateria nel settore.

Tecnicamente, non è affatto obbligatorio installare il nuovo firmware. In verità, pochi potranno fare questa scelta: non aggiornare significa perdere l’accesso al gioco online; inoltre alcuni giochi, film in BluRay e contenuto streaming smetteranno di funzionare.

Coloro che avranno installato un altro OS dovranno fare un backup dei dati salvati nella partizione principale dal momento che verranno cancellati in seguito all’update del firmware.

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