Il futuro di Internet sarà 3D?

Si potrebbe sin da ora dire che Internet sia multidimensionale visto come il graduale passaggio dal testo lineare agli hyperlink sta modificando il cuore del world wide web.  Ma la notizia del giorno è che un rappresentante di Intel ha previsto il passaggio di Internet al 3D entro 5 anni. L’affermazione è di Sean Koehl, un uomo che, nell’ambito dell’organizzazione di Intel, può fregiarsi del titolo di “evangelista tecnologico”. Koehl ha dichiarato a PCWorld che la sua compagnia ha iniziato molto presto a sviluppare tecnologie ed applicazioni che sfruttassero Internet in 3 dimensioni; tuttavia, data la necessità di dover raffinare ulteriormente l’usabilità di questi processi, l’iter di sviluppo è progressivamente rallentato. Pertanto la possibilità di rendere ambienti di interazione 3D pienamente fruibili non è tecnicamente realizzabile prima di 5 anni. Così parlò Koehl.

Stando a queste considerazioni, gli utenti della Rete continueranno ad utilizzare tecnologie bidimensionali per attività standard come la lettura di testi (e, diciamocela tutta, chi vorrebbe mai leggere un testo in 3D?), ma le tre dimensioni saranno particolarmente utili ed interessanti per alcuni specifici ambiti di comunicazioni come, ad esempio, le trasmissioni webcast. Il punto di vista di Koehl è che l’utilizzo del 3D in applicazioni di tipo webcast consente una migliore interazione ed è in grado di determinare un significativo improvement psicologico del rapporto utente-webcaster. Inoltre, Koehl afferma che la terza dimensione consentirà di perfezionare molte attività che oggi non vengono realizzate online e che forse non sono state affatto concepite per il semplice motivo che sono non sono tecnicamente possibili con schermi a “sole” due dimensioni.

L’intervista di PCWorld è alquanto scarna di dettagli tecnici in ordine alle novità di Intel circa il 3D e come siano tecnicamente perseguibili le “visioni” di Koehl. Se si renderanno necessari schermi particolari od occhiali, di certo sarà molto forte la barriera all’entrata di questa nuova tecnologia non fosse altro per il forte impatto economico delle spese da affrontare al fine di poter fruire di queste nuove tecnologie.

Mi chiedo in verità quale sia il vero vantaggio competitivo del materiale tridimensionale. Se ci troviamo semplicemente di fronte a contenuti video 3D è difficile capire come poter giustificare i relativi costi sin tanto che quello stesso materiale non sia utilizzato anche per i BluRay o per le trasmissioni televisive. E quindi l’interrogativo è: gli utenti pagherebbero davvero per avere quello stesso prodotto su un monitor eventualmente più piccolo, ancorché compatibile con le proprie finanze?

Perché Internet in 3D possa davvero avere successo, deve aumentare il tasso di interattività oltre alla possibilità di aggiungere una dimensione extra. Fintanto che gli utenti non verranno coinvolti in processi effettivamente in grado di aumentare l’interattività e la qualità della loro esperienza online, Internet 3D continuerà ad essere una soluzione tecnologia in cerca di un problema da risolvere.

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Augmented web experience

Internet non deve essere considerato un lusso ma un diritto, una risorsa liberamente accessibile in grado di veicolare il sapere, la conoscenza. Ognuno deve essere in grado di fornire valore aggiunto all’esperienza internet, traendo il libero sapere che circola in rete. Tutti noi usiamo i marciapiedi liberamente, non paghiamo il singolo accesso, la singola passeggiata, un abbonamento mensile alle passeggiate. In Internet invece sì, paghiamo, eccome, e le tariffe creano un pesante digital divide fra chi accede e chi no, e non può e non deve essere un pronlema di tariffe: al diavolo quelle maledette sessioni anticipate a tempo di 15 min tipiche delle usb keys con il bundle di 60 min/mese incluso…al diavolo! sono soggetto, insieme a molti altri chiaramente, ad una imposizione media di 1.000 euro/mese (lav.dip.) e non posso ambire ad includere il web fra i servizi ricevuti? Io non sfrutto l’Internet per scopi commerciali, non devo pagare! Del resto anche per il marciapiede é cosí, con quella che era la TOSAP ora COSAP credo, insomma l’occupazione del suolo pubblico. Ok, stop, mi sto scaldando…punto. Questo post nasce dalla lettura di una breve intervista a Nicholas Negroponte su Wired, e dopo averla letta l’ho sentita talmente mia da averla trasposta in un mio pensiero…del resto se leggo é per fare ordine nelle mie idee!!!

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