Alarm bug

Il recente ritorno all’ora solare ha evidenziato un bug in molti smartphone, anche Android based, con particolare riferimento ai nostri iPhone con iOS 4.1: la sveglia non ha suonato, o meglio lo ha fatto con un’ora di ritardo. Dopo averlo riscontrato personalmente ho trovato diverse conferme in rete ma sto approfondendo l’argomento, non accontentandomi nell’apprendere che si tratta di un bug! A quanto pare questo colpisce i sistemi che hanno impostato una sveglia a giorni ripetitivi: per risolverlo , il metodo migliore sembra sia quello di eliminare tutti gli allarmi, per poi reimpostarli dopo il riavvio. Vi sapró dire domattina! Intanto, buonanotte.

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Foursquare

Foursquare é un social network basato sulla geolocalizzazione (geotagging) dei propri utenti, disponibile principalmente su piattaforma iOS, Android, Blackberry e PalmOS, che vanta oggi circa due milioni di utenti con una media giornaliera di 15 mila nuovi profili attivati: numeri che lo rendono ancora un socialcoso “di nicchia” ma che la dicono lunga sulla velocità di sviluppo e la forza del progetto e che soprattutto sono valsi una recente stima del suo valore di mercato per ca. 80 milioni di dollari. Il suo fondatore, Dennis Crowley, è stato inserito dal MIT (Massachussets Institute of Technology) nella lista dei principali 35 innovatori con meno di 35 anni e viene continuamente corteggiato da colossi del calibro di Facebook e Yahoo, che di recente, ricevendo in cambio un cortese rifiuto, hanno cercato di comprare Foursquare. Questo perché dai dati in esso presenti si possono ricavare le preferenze comportamentali e soprattutto commerciali di milioni di utenti: cosa fanno, dove vanno, dove comprano, quali sono i loro luoghi preferiti e perché: tutti dati che potrebbero rendere in un prossimo futuro Foursquare un innovativo motore di ricerca, per un motivo semplice: l’elemento personale alla base della socializzazione rende l’informazione (ad esempio il commento su un hotel) assai credibile agli occhi dei lettori che, nelle loro successive scelte di natura commerciale, potrebbero ragionevolmente essere condizionati dal peso delle precedenti scelte dei loro amici. Insomma, molto più che uno spot.

Più nel dettaglio de tipo “how to do”, dopo la registrazione, si potrà verificare l’elenco dei luoghi d’interesse disponibili nella zona in cui ci si trova, aggiungendone anche degli altri, e da qui si potrà effettuare il “check-in” in uno di questi, ovvero comunicare al resto della community che stiamo entrando in un determinato posto: edicole, supermercati, musei, ristoranti, banche, uffici di ogni genere, e tanto altro. Con l’utilizzo si accumulano punti e questi assegnano titoli di vario genere, come “super user” ad esempio, oltre a permetterci di diventare i “mayor” dei posti che frequentiamo. Nell’eseguire il check-in potremo associare un commento al posto in cui siamo (ad es: sono al bar del piffero, e i cornetti cono davvero buoni) condividendolo anche su twitter o facebook, raggiungendo in tal modo anche i nostri contatti presenti su altre piattaforme e aggirando la (statisticamente) scarsa diffusione di Foursqare (lo ripetiamo, circa due milioni di utenti, contro i circa 500 milioni di Facebook, ad esempio), che al momento non gli permette di essere un fenomeno mondiale assolutamente rilevante.

Io? Continuo ad usarlo con soddisfazione e piacere, sicuro dei futuri sviluppi della piattaforma e della sua diffusione fra gli utenti…del resto 15 mila profili medi giornalieri sono un bel punto di partenza, no? Anche in Foursquare si manifesta pertanto la nostra anima social, considerato che con l’utilizzo potremo anche verificare la posizione attuale dei nostri amici e incontrarci con loro…o mancare per poco un incontro, come é successo questa mattina ad Andrea e me!!!

Apple vs. Adobe

Apple ha dichiarato formalmente di aver abbandonato qualsiasi tentativo di portare Flash su iPhone, mentre Adobe, dal canto suo, ha dichiarato che le piattaforme aperte come Flash avranno infine la meglio sulle piattaforme proprietarie come quelle di Apple. Il cambio di policy sembra essere imputabile ad una nuova clausola della licenza per lo sviluppo di app per iPhone che Adobe ritiene essere lo strumento attraverso il quale Apple potrebbe rimuovere o rifiutare qualsiasi applicazione scritta in Flash. Questo ha portato Apple ad abbandonare lo sviluppo di un tool che permette agli sviluppatori di convertire facilmente le proprie applicazioni in Flash così da poterle utilizzare su iPhone.

Stando a quanto afferma Mike Chambers, platform product manager di Flash, il lavoro di Adobe su questo tool non è stato invano. Ha dichiarato che lo sviluppo dell’interfaccia ha dimostrato che non vi sono ragioni tecniche per le quali Flash non possa girare su iPhone e che gli sviluppatori possono creare applicazioni performanti per il device. Il tool rimarrà disponibile, ma Adobe non ha pianificato ulteriori investimenti in merito, una decisione che appare determinata tanto dal tempo e dagli sforzi fatti quanto dalla disponibilità economica.

Chambers ha inoltre argomentato che il lavoro condotto da Adobe sul proprio tool di sviluppo per iPhone ha dato feedback importanti in termini di accrescimento professionale ed approccio tecnico che possono essere facilmente veicolati su altre macchine e su altri device. Ha inoltre fornito con chiarezza il suo punto di vista sulla questione Apple vs. Adobe: “l’obbiettivo primario di Flash è sempre stato quello di fornire un piattaforma cross browser e consentire lo sviluppo del device di riferimento. Il bel gioco web based che puoi facilmente realizzare, può essere facilmente reso disponibile sulle macchine più diverse con OS tra i più differenti. E questo è esattamente l’opposto di quello che Apple vuole”.

Stando a Chambers, lo sviluppo si concentrerà ora su Android. Inoltre ha fornito alcuni esempi di sviluppatori che hanno sinora lavorato su Flash per iPhone ed hanno, ad oggi, switchato su Android. Chambers è convinto che questa strategia sia vincente: “credo che alla fine le piattaforme aperte avranno la meglio su quelle proprietarie, come quelle strutture chiuse che Apple sta cercando di creare”.

Pwn2Own 2010

Per il secondo anno consecutivo, Google esce indenne dal Pwn2Own. La gara hacker di Vancouver si è conclusa così come era iniziata, con tutti i maggiori browser “bucati” nel giro di pochi minuti e con Chrome lasciato da parte perché le sue falle sono troppo difficili da “exploitare”.

Motivo di questo successo è in parte attribuibile all’efficace sistema di sandboxing che “big G” ha incluso nel suo navigatore. Quest’ultimo costringe Chrome a girare in un ambiente protetto che – per dirla in parole povere – non consente ai processi del programma di leggere o scrivere file nelle parti sensibili del sistema.

Sano è salvo è anche Android, il sistema operativo di Google per gli smartphone, che al contrario di quello di iPhone – che è stato “forato” in circa 20 secondi – non è stato toccato dai partecipanti al contest. Probabilmente per motivi analoghi a quelli del browser.

Adesso però attenzione a non santificare Google. I suoi prodotti sono sicuri, affidabili, ma non infallibili. Come detto anche la scorsa settimana, Chrome non è stato intaccato dagli hacker solo perché la codifica degli exploit relativi alle sue falle richiede più tempo rispetto a quelle degli altri browser e nel Pwn2Own 2010 il tempo è denaro… o potentissimi laptop da portare a casa senza sborsare un soldo, a seconda dei casi.

In questo senso, diamo merito ai vincitori della tre giorni di Vancouver elencando brevemente i loro nomi e le imprese di cui si sono resi protagonisti: l’ormai famosissimo Charlie Miller ha fatto cadere Safari 4 su Mac OS X Snow Leopard; l’olandese Peter Vreugdenhil ha “bucato” Internet Explorer 8 su Windows 7; il tedesco Nills ha scoperto una falla di Firefox 3 su Windows 7 a 64-bit; lo studente lussemburghese Weinmann e il ricercatore italiano Iozzo hanno messo KO iPhone.

Ai “trivellatori” di browser sono andati 10.000 dollari, a quelli di smartphone 15.000 dollari. Ma bucare Google Chrome quello no, non ha prezzo… almeno fino al prossimo anno!

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