Espressamente

Quello che segue è un articolo pubblicato sul settimanale “L’Espresso” in data 31 Agosto 2009. Ancorché in ritardo, ritengo che questo documento possa in qualche misura costituire una sorta di manifesto di questo blog, visto e considerato che coglie con pienezza di senso alcune delle fondamentali caratteristiche della geek way of life. Rimane un testo dedicato ad un pubblico che desidera essere informato su nuove tendenze e nuovi “tipi umani”; al di fuori di una pur comprensibile esigenza di catalogazione, l’articolo riesce ad individuare alcuni aspetti particolarmente interessanti. A questo proposito è sufficiente citare la parte in cui viene esaltata la consuetudine tipicamente geek (con alcuni accenti hacker) di non leggere mai il libretto delle istruzioni dell’oggetto che si ha davanti (lo affermiamo con orgoglio nella descrizione del nostro blog). Se questo atteggiamento costituisce per qualcuno una sorta di peccato capitale a metà strada tra l’arroganza e la presunzione, credo sia più opportuno riclassificare questo comportamento e ricondurlo entro i margini di un voler capire come funzionano davvero le cose che si hanno davanti. Posto che questa sia l’essenza dell’essere un geek, credo che un atteggiamento di questo genere, se condiviso da molti, consentirebbe di vedere maggiore verità e di riuscire davvero a capire cosa si nasconda al di là dello specchio. Buona lettura.

C’era una volta il nerd. Nell’immaginario era un ragazzino sfigato e brufoloso esperto (più o meno) di una sola cosa: il suo computer, di cui conosceva ogni angolo – hardware e software- a menadito. Oggi i nerd ci sono ancora (e non sono in via di estinzione) ma il punto di riferimento per il mondo della tecnologia non sono più loro. Il primato è stato scalzato dai geek, una sorta di versione pop del nerd che negli ultimi anni ha conquistato la ribalta a scapito proprio dei brufolosi cugini. Complici anche alcuni testimonial di primo piano che negli ultimi mesi hanno fatto crescere la loro popolarità. Una delle consacrazioni ufficiali dei geek è avvenuta un anno fa circa, quando il presidente degli Usa Barack Obama, in un discorso nel quale affrontava i problemi della Nasa, disse: «Sono cresciuto con Star Trek, io credo nell’ultima frontiera». Una frase che fece il giro del mondo in poco tempo (insieme alla leggenda secondo cui questa era la prova che Obama fosse un vulcaniano proprio come Spock, il personaggio dalle orecchie puntute) e che dimostrò che il primo presidente nero della storia statunitense era anche lui un geek. L’identikit del geek, infatti, non corrisponde (solo) a quello di uno smanettone informatico. Fra i suoi interessi ci sono la fantascienza, i fumetti (soprattutto manga e i supereroi americani), le serie tv, la moda e tutto quello in cui può entrare la tecnologia. Il suo mantra è: sperimentare.

In tutti gli ambiti. Ecco perché – a differenza del nerd – il geek è in grado di dettare le tendenze. È insomma una figura all’avanguardia. A provarlo è il recente successo del Comic-Con, una rassegna che si svolge ogni anno a San Diego in California. Nato come una convention per appassionati di arti, cinema e fumetti, oggi è diventato un appuntamento imperdibile per la cultura pop con le ultime novità riguardanti anche giocattoli, strisce on line, romanzi fantasy, videogiochi e animazione. Un evento geek che ha conquistato anche nomi noti. Nell’ultima edizione svoltasi alla fine di luglio, per esempio, hanno partecipato star come Tim Burton, Johnny Depp, Scarlett Johansson, James Cameron e Sigourney Weaver. «A differenza del nerd il geek non deve essere per forza un esperto di informatica», spiega Angelo Di Veroli di Geekissimo, uno dei blog italiani più seguiti dal mondo geek: «È una persona aggiornata, che magari ha l’ultimo gadget alla moda ma che non necessariamente conosce nel dettaglio le sue caratteristiche tecniche, l’importante è che sappia cosa ci si possa fare. Per questo il geek è un opinion leader. Fino a qualche anno fa non mi sarebbe mai capitato di essere ricercato da grandi multinazionali. Oggi, e insieme a me tanti altri, siamo invece invitati a convention o presentazioni di nuovi prodotti. Il motivo è semplice: dimostrando cosa si può fare con un oggetto, il geek è in grado di guidare i consumi ». Che, nel caso della tecnologia, sono fortemente cresciuti negli ultimi anni. Basta vedere il successo che sta riscuotendo l‘Apple Store di New York, il negozio a forma di cubo di vetro che da qualche anno ha aperto all’incrocio fra la 59esima e la Fifth Avenue. Nell’ultimo anno ha venduto prodotti per un totale di 350 milioni di dollari, circa 220mila euro a metro quadrato. Addirittura quasi il doppio del celebre Tiffany che qualche isolato più in là ha venduto gioielli e simili per 113 mila euro a metro quadrato. «Negli anni il geek ha acquistato importanza per due motivi. Primo: la tecnologia è diventata più semplice ed è alla portata di tutti.

Chiunque oggi è in grado di usare un iPhone senza aprire il classico libretto delle istruzioni in otto lingue. E secondo: la tecnologia ormai riguarda tutti noi e non solo gli addetti ai lavori; c’è tecnologia nel cibo, nell’energia, nella medicina e non solo nel telefonino o nel computer. Insomma, se usata in maniera sana, la tecnologia può davvero migliorarci la vita e chi la sa usare al meglio come il geek diventa un punto di riferimento», dice Riccardo Luna, direttore della versione italiana della californiana Wired, considerata una delle riviste-guida per il mondo geek e della tecnologia. E pensare che il termine geek proviene dall’inglese "geck", un vocabolo dialettale che sta per sciocco e che nel XIX secolo indicava quelle persone che durante feste o fiere inghiottivano animali vivi o insetti per divertire il pubblico. A cavallo fra il XX e il XXI secolo questo termine è stato dunque ripreso proprio perché il geek, come il geck del 1800, sperimentava qualcosa per mostrarsi agli altri (a differenza dello stereotipo del nerd che vive invece in un mondo tutto suo). È quello che fa Danny Choo, considerato uno dei guru degli otaku, una versione giapponese dei geek, appassionati soprattutto di anime, fumetti e videogame. Il suo blog (dannychoo.com) viene visitato ogni mese da due milioni e mezzo di utenti. Come è riuscito ad attrarre tanti visitatori? Semplice, ballando per le strade di Tokyo vestito da Stormtrooper (le sue performance sono celebri su YouTube), ovvero come un membro delle truppe imperiali di Guerre Stellari. Proprio il Giappone, e Tokyo in particolare, è uno dei regni dei geek. Una delle capitali di "geeklandia" è infatti la zona di Akihabara; un intero quartiere con negozi che vendono quasi esclusivamente apparecchi elettronici, anime, videogiochi (oltre ad articoli per adulti). Qui il vero geek può sbizzarrirsi non solo alla ricerca dell’ultimo gadget ma anche a caccia di qualche componente per trasformare in tecnologico qualcosa che ha già a casa, nel tentativo magari di lanciare una nuova moda.

Ma come mai se la rivoluzione digitale è iniziata negli anni Sessanta solo oggi è nata la figura del geek? «Fino all’ultimo decennio del secolo scorso ci sono stati dei cambiamenti (in primis la nascita degli effetti speciali e della realtà virtuale) che hanno tentato di allargare anche ai non esperti il mone do della tecnologia. Ma la vera svolta è arrivata con il Web, un territorio di comunicazione che ha permesso a tutti di accedere alle tecnologie», risponde Maria Grazia Mattei, fondatrice della Mgm Digital Communication che, con il suo ciclo di conferenze Meet the Media Guru, ha portato in Italia alcune figure di riferimento per il mondo geek (il prossimo sarà l’esperto in interazione uomo-macchina B.J. Fogg a Milano il 25 settembre): «A questo punto non era più importante conoscere il funzionamento delle tecnologie ma saperle usare. Ecco perché molti dei guru del mondo geek non sono tecnici ma umanisti che con una curiosità pragmatica sanno cogliere il miglior utilizzo delle tecnologie». Per questo nel mondo geek emergono figure come l’artista Donna Cox (impegnata nelle simulazioni dei più importanti planetari del mondo) o la regista Jehane Noujaim, mente del Pangea Day, l’evento che il 10 maggio 2008 ha reso possibile quattro ore in broadcasting di produzioni video (fruibili via network televisivi, Internet, cinema, cellulari) che trattavano i principali problemi sociali e ambientali che affliggono la Terra. «Questa apertura a ciò che non è solo "tecnico" ha fatto crescere la popolazione femminile all’interno dei geek: il mondo nerd è, invece, decisamente maschile », continua Mattei.

È il caso della nota informatica canadese Stephanie Pakrul che sul suo blog (www.stephthegeek.com) parla di diritti dei consumatori, di ambiente, di usi curiosi della tecnologia. «Le peculiarità del geek sono quelle di essere una persona brillante e presente sui grandi temi», dice il blogger (infoservi.it) Alberto D’Ottavi, docente di web 2.0 al Naba (Nuova Accademia delle Belle Arti) di Milano: «La sua "mission" è, un po’ come fa l’hacker, trovare soluzioni inaspettate e provare a essere più bravo degli altri. Che significa anche riscoprire cose che sono passate di moda. Non è un caso che nel mondo geek non ci siano solo appassionati di lampade che si collegano a Internet o di qualche altro gadget stravagante ma anche di tutto quello che per esempio nell’informatica e nelle serie tv è successo negli anni Sessanta e Settanta. Così, molti geek sono patiti di retrocomputing (cioè la "riscoperta" di vecchi hardware e software) e poi per avere un’idea dei loro interessi televisivi basta fare un giro su Wikio (piattaforma che sulla scia di Wikipedia consente di creare delle enciclopedie a tema, ndr.) dove una delle comunità più numerose è quella sui pupazzi dei Muppets». Che il geek dei nostri giorni non ha assolutamente voglia di mangiare.

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Info andrea
Andrea vive e lavora a Roma. Due figli, una moglie ed una serie infinita di gadget tecnologici per restare in contatto con il mondo e con se stesso.

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